
Un mare, quattro racconti
«Sponde» non è solo un nome:
è il principio che tiene insieme il repertorio.
Ogni brano racconta un attraversamento.
Tra due terre, tra il visibile e il sacro,
tra due cuori, tra la fatica e la festa.
Il mare, il cielo e le stelle
non sono sfondo ma soglia:
il luogo dove qualcosa passa
da una riva all'altra.
Il repertorio di Sponde Ensemble in dialetto
napoletano e campano,
composto per voci, chitarre e plettri,
violino e percussioni,
si organizza in quattro filoni narrativi.
I. Il mare che divide, il mare che salva
Migrazione e speranza
Il filone più contemporaneo e politico:
il mare non come cornice idilliaca
ma come soglia tra la vita e la morte,
attraversata da chi fugge
in cerca di un'altra sponda.
Mare clandestino — la traversata, l'attesa,
“n'ata sponda pe' n'ata storia”
Migranti — l'immagine degli storni provano ad alzarsi
ma “nun sanno vulà”:
il sogno di libertà e la fatica di realizzarlo
Core 'e mamma — una ninna nanna cantata
durante la fuga dall'Africa,
la madre come unica terra sicura
Murenn 'nfunn — il naufragio, il silenzio collettivo,
“tanti parole nun servono a niente”
II. Il mare sacro
Devozione popolare
Il mare e il cielo come luoghi dell'invocazione:
la fede vissuta come pratica quotidiana e collettiva,
non come dogma.
Madonna 'e mare — la Madonna guida dei pescatori,
la barca come vita che naviga nel buio
Sotto 'o manto 'e Maria — voto e gratitudine
per una grazia ricevuta, la salita all'Avvocata
Madonna de Castiello — pellegrinaggio,
richiesta d'aiuto, canto corale tradizionale
Lamp e tuon — scongiuro popolare a Santa Barbara
contro il temporale, dove superstizione e fede si mescolano
Yemaya — divinità del mare
di origine yoruba/afro-atlantica
innestata nel repertorio napoletano,
rende esplicito il legame fra le due rive
del Mediterraneo e dell'Atlantico.
Con l'inserto “Iesce sole”,
il sacro pagano e popolare
dialoga con quello mariano.
III. Il mare degli innamorati
Amore e corteggiamento
Il filone più tradizionale,
il mare e il cielo come cornice
e complice degli affetti,
nella lingua dei canti popolari campani.
Ncopp 'o cielo — la luna e la musica del mare,
il rimpianto per l'amata lontana
Nun vulesse cantà — il canto come sfogo
della pena d'amore
Rosa e la rosa — il corteggiamento nel giardino,
l'immagine della rosa
Susete nenna mia — il risveglio, il quotidiano,
il corteggiamento popolare
Acqua d'ammore — L'acqua si fa piccola:
non più mare aperto, ma fontanella,
sponda domestica dove nasce l'innamoramento
IV. Il mito e la leggenda del territorio
Il filone in cui il paesaggio napoletano diventa racconto:
da un lato il mito che spiega i luoghi,
dall'altro il folklore che abita le case
e la vita che si celebra nel presente.
Nisida e Posillipo — il mito dell'amore infelice:
due luoghi reali, il promontorio e l'isolotto,
nati dalla trasformazione di un amore impossibile
Leggenda napoletana — il munaciello,
il folklore domestico e quotidiano
Femmena arsa — la forza e la resistenza femminile,
“fuoco che nun se stuta”
Avita abballà — la vitalità collettiva, la danza, la libertà
Ninna nanna popolare — la voce che culla è una presenza
che veglia mentre canta
"je sto cca fin'a dimane"
Il filo che lega le quattro sponde
Migrazione, devozione, amore, mito:
quattro modi diversi di raccontare
lo stesso gesto, l'attraversamento.
Sponde Ensemble
non mette in scena un repertorio folk “d'archivio”,
ma un mare che continua a separare e a unire.
ieri come oggi.